
11648, questo il codice prodotto dell'Elmar-M 24mm 1:3,8 asph il cui prezzo di listino è di 1.850 Euro.
Gli altri pari focale di Leica (il 24 Elmarit 2,8 e il 24 Summilux 1,4) hanno ben altri costi: il primo si attesta attorno ai 3.100 Euro e l'altro sfiora i 5.000.
Ci si aspetterebbe quindi di dover scendere prima o poi a qualche compromesso e invece non è così come così non è stato nel caso del "piccolo" 28/2,8 asferico presentato in concomitanza o quasi con la M8.
Il 24 mm è sempre stata una lunghezza focale che mi ha particolarmente affascinato, prospettivamente non spinto com'è ovviamente un 21 mm e semplicemente perfetto quando il 28 mm risulta un pò stretto.
Io ho sempre usato l'Elmarit 24/2,8 che reputo, nei grandangolari sotto il 35 mm, una delle ottiche più belle di Leica arrivando al punto di dimenticarmi quasi che esiste il 21 mm.
Ho però voluto, come il solito, provare questo nuovo obiettivo e ne ho tratto le mie solite impressioni d'uso, da non confondere con i test quelli "veri" perchè tale non potrebbe essere in quanto basato essenzialmente sul mio gusto personale e su altri scatti fatti appunto con l'Elmarit asferico in mio possesso.
La prima impressione è di leggerezza (che non significa debolezza costruttiva) esattamente come nel caso dell'Elmarit 28/2,8 asferico e, abituato al 24/2,8, di dimensioni decisamente contenute.
Bellissimo il nuovo paraluce metallico che è svitabile e munito della feritoia nell'angolo che entra nell'inquadratura del mirino.
Trattandosi di un 24, però, si impone l'impiego di un mirino esterno e quindi anche se un angolo di paraluce dovesse disturbare nella visione attraverso l'oculare della macchina non disturberà certamente nella visione attraverso il mirino aggiuntivo e quindi, secondo me, anche se il paraluce fosse stato privo della feritoia poco sarebbe cambiato.
Elicoide di messa a fuoco "corto" e quindi molto comodo da usare: in poco più di 120°, 1/3 di rotazione del barilotto, si va dalla minima distanza, che è di 70 cm, all'infinito.
Ghiera diaframmi a scatti precisi e privi di esitazioni, con possibilità di impostare anche i mezzi diaframmi e una chiusura minima a f/16.
Massima apertura f/3,8 che in pratica è un f/4 e quindi allinea la luminosità a quella dei Tri-Elmar 16/21 e 28/50.
Anche per questo obiettivo pertanto valgono le stesse prevenzioni , gli stessi infondati timori e quindi le stesse considerazioni fatte per le altre ottiche non luminosissime della recente produzione: in pellicola obiettivi meno luminosi di f/2,8 possono costituire a volte un limite ma su una M8 o una M9 la luminosità dell'obiettivo ha una importanza molto più relativa, al punto da non far certamente rimpiangere quel diaframma a cui si è chiamati a rinunciare se non per una profondità di campo che è sempre un pò troppo spinta.
Sfuocare, almeno come vogliamo noi, a f/4 non è facilissimo anche se ovviamente la sfuocatura si vede ma non va dimenticato che siamo di fronte ad un grandangolare piuttosto spinto e quindi ad un'ottica che non useremo certamente per un ritratto.
Fin qui le caratteristiche fisiche del nuovo Elmar e, a parte il peso che fa fermare la bilancia su 257 grammi e il diametro dei filtri che è un E46, molto altro da dire non c'è.

Veniamo alle prestazioni e qui si fa ancora più presto che a descriverne l'aspetto: si tratta di un obiettivo semplicemente straordinario.
Tutti gli scatti che accompagnano queste mie righe sono realizzati su M9 e mantenendo il diaframma a tutta apertura o al massimo a f/5,6.
L'obiettivo è praticamente confondibile con il fratello maggiore Elmarit 2,8 asferico, la vignettatura si avverte appena alla massima apertura per poi sparire completamente, la risoluzione del sistema ottico è elevatissima, oltre ogni aspettativa.
A tale riguardo si veda l'ultima immagine e si osservi il crop 100% del cagnolino: sì, vabbè, è uno scatto di M9 ma non basta il solo sensore per dare risultati di questa eccellenza, bisogna che anche l'ottica ci metta di suo.
Perfetto per le riprese di interni o anche nel reportage d'assalto, questo Elmar sfodera artigli incredibili anche alle minime distanze: là dove più di qualche obiettivo ai bordi getta la spugnetta, il 24 Elmar mantiene una qualità che va ben oltre le attese.
Praticamente insensibile al flare anche in situazioni di controluce volutamente esasperate, corretto oltre la logica del prezzo, cromaticamente ricco di una saturazione che affascina: questo è, in poche parole, il nuovo obiettivo.
Pensato per il digitale? Anticipo la domanda che probabilmente qualcuno avrà pronta e anticipo anche la risposta.
No, non direi che si tratti di un obiettivo poco compatibile con la pellicola, anzi credo che possa costituire un elemento in grado di riaccendere, in qualche caso, passioni in fase di preoccupante stanca.
Se un rischio c'è, semmai, è quello che una volta provato questo obiettivo alcuni altri, cromaticamente e sotto il profilo della saturazione, incomincino a piacere meno, a partire da qualche 28 e per finire a più di un 21...
Insomma, abituati come siamo a determinati prezzi quando si scende sotto il 28, questo Elmar si impone secondo me per un rapporto prezzo qualità decisamente elevato e le performances sono di tale rilievo che quel diaframma, diaframma e mezzo, in meno si dimentica praticamente da subito.
Ciao
Roberto






