Credo che al giorno d'oggi nella fotografia digitale la tradizionale formula per il calcolo della profondità di campo, che non dimentichiamo corrisponde alla distanza tra l'oggetto più vicino e quello più lontano
che appaiono ancora nitidi (e quindi dipende dal diametro del famigerato circolo di confusione, che a sua volta dipende dalla diagonale dell'immagine formata sul piano focale), non abbia più molto senso. Secondo me bisognerebbe riformulare il tutto in base alla densità di pixel del sensore, visto che oggi la nitidezza viene spesso valutata su monitor tramite "pixel peeping" 1:1 e sensori molto densi permettono ritagli anche molto spinti, quindi la diagonale del sensore non ha più un ruolo così fondamentale nel determinare il fattore di ingrandimento che verrà utilizzato per la stampa finale (convenzionalmente questa è di 20x25cm).
Questo per dire che sono personalmente convinto che attualmente è soprattutto l'apertura del diaframma in rapporto alla densità di pixel del sensore che determina la profondità di campo percepibile, piuttosto che le sole dimensioni del fotogramma. Tra l'altro la fotocamera utilizzata da Andrea Podestà per questi esempi è una di quelle sul mercato che ha più alta densità di pixel (70810 pixel/mm2), pari a oltre tre volte quella della M8/M9, due volte e mezza quella della M Typ240, e circa 1,7 volte maggiore anche di quella dei sensori FF da 36mp.
Concludo concordando con Fabio:
a parità di fattore di ingrandimento dell'immagine finale la profondità di campo di un 15mm f/1.7 rimane sempre la stessa, indipendentemente dal formato della fotocamera su cui esso viene montato (e credo che ciò non sia in disaccordo con quello che scrive Ottavio, l'obiettivo rimane un 15/1,7, non diventerà mai un 30/1,7).
A chi fosse interessato a questo tipo di argomenti suggerirei di rileggere questo "storico"
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Ciao,