Pare che le ultime correzioni apportate nello scorso mese di agosto 2007 alle normative comunitarie in fatto di conformità della qualifica di "made in" contengano una serie di escamotages che permettono la dicitura garantista anche su prodotti nei quali l'intervento produttivo si limiti al solo 30% sul totale della costruzione.
In Italia poi le cose sono ancora più risibili per colpa di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione dell'Aprile 2005.
Eccola.
Per la Suprema Corte è importante non il luogo di produzione ma l'identificazione del produttore. Quindi un’impresa che apponga la dicitura “Italia” e il tricolore su un manufatto realizzato in qualsiasi altro Paese non commette alcun illecito.
Le aziende italiane possono delocalizzare la produzione in Cina e altri Paesi applicando poi la dicitura “Italy” e il tricolore.
Per la Cassazione, ciò non viola la normativa della Finanziaria 2004 a tutela del “Made in Italy” perchè ciò che rileva non è il luogo di produzione del manufatto ma l'identificazione del produttore e la riconducibilità del prodotto all'azienda.
(30 Aprile 2005 TN 17 Anno 3)
Se anche in Germania l'indirizzo interpretativo dovesse essere questo, a prescindere dagli aggiustamenti normativi apportati nell'agosto 2007, forse iniziano a spiegarsi molte cose...
Ciao
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